martedì 15 ottobre 2013

The Nameless - Amami per sempre

Mattina. Raggi di sole trapassano le tende, colpendo i suoi occhi chiusi; dal suo comodino il cellulare vibra per la sveglia, pigolando insistentemente. Una mano scivola fuori dallo spesso strato di coperte, allungandosi verso il telefonino colorato di mille stickers, cercando di tappare il trillo fastidioso: poi con una manata spedisce il cellulare dall'altra parte della stanza, si rigira nel letto e riprende a ronfare.
-Serena! Serena, sveglia!-
La porta si spalanca di colpo, facendola sussultare da sotto i piumini; alza la testa intontita e rivolge uno sguardo perplesso alla donna bionda sulla soglia.
-E tu chi sei...?- chiede, confusa.
-Sono tua madre, razza di rimbambita! Svegliati, sono già le otto, tra mezz'ora Ale viene a prenderti!-
Fissa sua madre per pochi secondi, con quello sguardo appannato dal sonno; poi si ricopre nuovamente con le coperte e ricomincia a dormire.
-Serena!- la chiama sua madre, infilando le mani in quel bozzolo confuso di lenzuola e triplo piumino -Serena! Maledizione, alzati subito stupida bamboccia! Ogni mattina sempre la stessa storia!- La afferra per le caviglie e la trascina fuori dal letto, mandandola col sedere sul freddo pavimento.
-Ouch! Sei spietata, donna!- si lagna la ragazza, massaggiandosi il posteriore.
-Ma piantala, che hai vent'anni e fai i capricci come una bimba di cinque! Io non so quel povero ragazzo come faccia a sopportarti.-
Sbuffando, Serena si alza dal pavimento e mentre la madre già le disfa il letto si avvicina e le da un bacio schioccante sulla guancia.
-Va beh, buongiorno mammina.-
-Se se. La colazione è pronta in cucina.-

-Buongiorno, piccola.-
Infagottata fino a metà viso in una morbida sciarpa azzurra, Serena alza lo sguardo verso il ragazzo moro di fronte a lei, fissandolo sorridendo.
-'Giorno Ale.-
Ale sorride, chinandosi verso la ragazza per prenderle il viso nella coppa delle mani inguantate, e posa un bacio leggero sulla sua fronte, poi sulla punta del suo naso e infine sulle sue labbra.
-Come sta oggi la mia Serina?-
La ragazza gli scocca un'occhiata irritata.
-Ti ho già detto di non chiamarmi Serina, Ale.-
Il ragazzo ghigna, liberandole il viso dalle mani  per accarezzarle i capelli castani.
-Ma ti dona tanto, sei così piccolina e minutina! Sembri una bambolina!-
-Piantala di trattarmi come una tappetta, sei tu quello mostruosamente alto!- Abbaia lei, puntando un dito contro la faccia sorridente di lui. -Un metro e novantotto! Ma che razza di altezza è?! Sei una pertica! Anzi, sai che penso?! Che se sono bassa è tutta colpa tua! Tu mi succhi via l'altezza!! Ammettilo, scemo, è per colpa tua che sono tappa!-
-Allora lo ammetti che sei nana!-
-...-
Il sorriso a trentadue denti, sfoderato innocentemente da Ale, viene oscurato rapidamente da un pugno di Serena, dritto in bocca.
-Ma quanta energia di primo mattino, eh...-
Sbadigliando, un ragazzo dai capelli biondi si avvicina a loro, la sciarpa a righe rosse e nere che penzola arrotolata intorno al collo. -Yo. Buongiorno.-
-Buongiorno Mirko!- Lo saluta Ale, assestandogli una poderosa pacca sulle spalle. -Piano con quelle manacce, gigante!- fa il biondino, accennando un sorriso. Poi guarda Serena e il sorriso si allarga.
-'Giorno Sere.-
-'Giorno Mi. Caffè?-
-Yup. Ieri ho fatto nottata sul pc, se non prendo minimo tre caffè collasso sul manuale di civile.-
-Nottata sul pc? A vedere pornazzi?- Ghigna Serena, punzecchiandolo con un dito. Mirko la fissa con aria di sufficienza.
-A vent'anni suonati fai ancora battute di questo genere?-
-Detto da uno che ride per la parola "cucciolone"...-
-Nana infame, era il nostro segreto!-
Ale passa un braccio attorno alle spalle dei due ragazzi, dividendoli. -Buoni, buoni bimbi belli... Che ne dite di sbrigarci a prendere questo caffè e ad andare a studiare in biblioteca?-
Serena si sistema i capelli lunghi fino alle spalle, portandosi una ciocca castana dietro l'orecchio con fare altezzoso. -Sì, hai ragione: e poi una studentessa di filosofia come me non può abbassarsi al suo livello.-
-Almeno io con la mia laurea in giurisprudenza ci potrò mangiare.-
-...Confessatelo, stamattina vi siete alzati con l'intenzione di farmi saltare i nervi.-
Ridendo e chiacchierando si avviano verso la biblioteca, non troppo distante dalle loro case. Avvolti dai pesanti cappotti e dal vento freddo di febbraio, percorrono a piedi quel tragitto, come ogni mattina, con le spalle appesantite dal carico dei libri universitari. Arrivati alla biblioteca Ale entra con Mirko, diretti verso i distributori automatici; Serena li aspetta fuori, respirando quell'aria fredda e secca.
Con la pelle baciata dal luminoso sole invernale, la ragazza si stiracchia e sbuffa, rabbrividendo subito dopo. -Stupido inverno, ho freddo! E io sono freddolosa!-
-E sei anche una gran lagna- ghigna Ale, porgendole un bicchiere di carta colmo di the fumante. Nell'altra mano ha una sigaretta accesa. -Ecco, al limone come piace a te.-
-Grazie- sorride lei, prendendo il bicchiere tra le mani congelate, che subito si riscaldano con quel piacevole tepore. Mirko, poco distante, li fissa sgranocchiando una barretta di cioccolato. -Ohi, che si fa stasera?- domanda, strappando un altro pezzo di plastica dell'involucro del dolce. Ale aspira dalla sigaretta e fa spallucce. -Non so, tu che vuoi fare?-
Mirko sorride. -Ieri mi è arrivato il dvd di quel film di cui vi parlavo sabato. Vi va di vederlo insieme?-
Ale e Serena si scambiano uno sguardo veloce, poi annuiscono all'unisono. -Per noi è ok. Lo vediamo a casa mia se ti va.- Risponde Ale, sbuffando una boccata di fumo e portando un braccio attorno alle spalle di Serena.
-Perfetto, allora.- Il biondo butta via la carta del cioccolato, pulendosi la bocca subito dopo. -Entriamo?-


-Mirko, se 'sto film fa schifo giuro che ti pesto. Mia madre faceva la pizza stasera e me la sto perdendo per colpa tua.-
-Gesù Cristo, ma te l'ha mai detto nessuno che sei una lagna?-
Serena gli fa una linguaccia, appendendosi al collo di Ale, che ride e le ricopre la testa di baci; Mirko sospira e si sfila il giubbotto di pelle nera, posandolo sul letto disfatto dell'amico accanto alla sua sciarpa a righe rosse e nere. Da una tasca interna della giacca tira fuori il dvd e lo porge alla ragazza. -Ecco, dacci un'occhiata.-
Serena si stacca da Ale e afferra il dvd, iniziando a leggere la trama sul retro della copertina; il moro le accarezza velocemente la testa e si dirige verso il corridoio. -Faccio una pisciata prima del film- fa, ridacchiando.
-Scrollalo per bene!- Si raccomanda Serena, senza staccare gli occhi dal dvd. Ale ride e si allontana lungo il corridoio.
Mirko gli dedica un ultimo sguardo, poi si volta a fissare la ragazza.
-Ehi, Sere?-
-Mh?-
-Senti... Posso chiederti una cosa?-
La ragazza posa il dvd, alza lo sguardo verso il biondino e con una pacca leggera della mano sul letto lo invita a sedersi accanto a lei. -Dimmi pure.-
Mirko si siede con uno sbuffo, passandosi nervosamente una mano tra i capelli. -Senti... Come ha fatto Ale a mettersi con te?-
Serena lo fissa con un'espressione instupidita. -Eh?-
-Oh, non fraintendere- si affretta ad aggiungere Mirko -È che mi piace una ragazza e non so come approcciarmi. Noi tre ci conosciamo dalle elementari ma Ale non mi ha mai voluto raccontare com'è andata... E non voglio chiederglielo di nuovo perché, conoscendolo, se gli spiego che mi serve per una cotta mi sfotterebbe fino alla morte, dato che non esco con una ragazza da quando avevo sedici anni...-
-Pffft- Serena ghigna -Ah, già. Sfigatello.-
Mirko avvampa, imbarazzato, colorandosi di rosso in viso fino alle orecchie. -Stronza, e io che mi fidavo di te!-
-Dai, scemo, scherzavo! Comunque non ha fatto nulla di che: a poco a poco mi si è avvicinato sempre di più, invitandomi ad uscire sola con lui..-
-Sì, questo lo so- taglia corto Mirko, ancora imbarazzato. -Ma come si è dichiarato?-
Serena ride. -Mi offrì una birra, chiacchierammo un po' da soli, e mentre stavo parlando mi baciò di colpo. Così, molto spontaneamente. Niente di elaborato, Mi. Non ci fu bisogno di aggiungere niente, a me lui piaceva dalle medie.-
-Ah.- Mirko china la testa, un po' deluso, ma Serena lo abbraccia forte. -Dai, Mi. Non c'è bisogno di far nulla di spettacolare per farti notare.-
Ma qualcuno li ha già notati.
-Sii te stesso e andrai più che bene. Nessuno potrebbe rifiutare un faccino puccino carino come il tuo, Mirkuccio bello di zia!-
-Piantala di tirarmi le guance, idiota!-
Due occhi azzurri li osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.
Passi silenziosi come quelli delle ombre.

-Allora! Vediamo questo film?!-
Serena e Mirko sussultano spaventati all'esclamazione di Ale. -Ale, fanculo... Dovevi proprio entrare di colpo? Mi hai quasi fatto morire...- Fa Serena, premendosi una mano sul petto. Ale ride rumorosamente. -Scusa, scusa! Allora, metto il dvd?-
I due seduti sul letto annuiscono e Ale si china verso il lettore dvd. -Allora... Di cosa parlavate?- Domanda, dando loro le spalle. Serena guarda Mirko interrogativamente e lui ricambia scuotendo la testa, giungendo subito dopo le mani in preghiera.
-Ecco...- Tentenna Serena -...Videogiochi, nulla di che.- Sorride e fa l'occhiolino rivolta a Mirko, che sorride di rimando.
Anche Ale sorride.
-Davvero? Capisco...- Si alza, voltandosi verso il letto; subito Serena si sposta verso Mirko, facendo posto per Ale, ma il moro si butta di peso sul materasso, tra loro due.
-Ouch!- esclama Mirko, colpito sulla coscia da una delle grandi mani di Ale. -Oh, scusami.- Avvolge un braccio attorno alla vita di Serena, stringendola forte. La ragazza lo guarda negli occhi, perplessa da quella stretta ferrea sui suoi fianchi, ma Ale le sorride come sempre.
-Beh... Iniziamo?-


Le porge un bicchiere di carta colmo di the al limone, caldo e profumato. Serena alza lo sguardo e sorride, prendendolo.
-Grazie, Mirko.-
Il biondino si siede accanto a lei, stringendo un bicchiere di caffè nero tra le dita ossute. -Scusa se ti rompo ancora le scatole con questa storia.-
Serena ridacchia, le labbra contro il bordo del bicchiere, respirando quel vapore al profumo di limone. -Ma piantala scemo, non sembri nemmeno tu quando fai così. Siamo amici da quando eravamo dei tappini, alti tutti uguali.- Mirko solleva un sopracciglio in un'espressione perplessa. -Sei sicura che sia esistito un tempo simile?-
Serena gli afferra un lobo con due dita e strattona, sorseggiando tranquillamente il suo the. -Ahiahiahiahia ok, ok, scusami!-
-Ecco, bravo. Comunque, perché volevi parlarmi?-
Mirko arrossisce. -Ecco...-
Serena ghigna, punzecchiandolo con il gomito. -Le hai parlato?-
Mirko annuisce.
-E bravo il mio Mirko!- Serena gli pianta una sonora pacca sulla schiena, ridacchiando. -Allora, raccontami tutto!-
-Ma niente...- Mirko passa le dita snelle tra i capelli biondi, sorridendo imbarazzato -...è proprio dolce e carina come credevo... Tanto tenera. Mi piace proprio un sacco. Ha degli stupendi occhi azzurri... E poi è molto femminile...- ghigna. -...Mica come te, grezza.-
Serena gli strattona di nuovo l'orecchio. -Ahiaaaaaa! Ok, ok, scusa, lasciami!-
-Continua, scemo. Le hai chiesto di uscire?-
Mirko avvampa e si fa piccolo piccolo. -Ancora no...-
-Ma allora sei proprio scemo!-
-Ahiaaaa! Smettila di tirarmi le orecchie, stronza!-
Si guardano per un attimo, mentre Serena molla la presa, e scoppiano a ridere.
-Grazie Sere.- Fa Mirko, sorridendo. -Tu e Ale siete i miei migliori amici.-
Serena gli sorride, tirandogli una ciocca di capelli per poi abbracciarlo. -Anche per noi è lo stesso. Soprattutto per Ale, lo sai quanto ci tiene a te.-
Due occhi azzurri li osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.


Camminano con tranquillità, chiacchierando dell'università e di telefilm. Passando davanti ad una tabaccheria Ale si ferma di colpo, chiedendo un secondo per comprare le sigarette. Serena e Mirko lo aspettano fuori, stretti nei loro cappotti per proteggersi dal freddo pungente.
-Sere?-
-Mh?-
-...Le ho chiesto di uscire...-
-Eh?- Per un secondo Serena lo fissa perplessa, poi si riscuote. -Ah, davvero? E che ha risposto?-
Mirko si rimpicciolisce, affondando le mani nelle tasche del cappotto e il viso avvampato nella sciarpa a righe rosse e nere. -Ha detto sì...- bisbiglia, sorridendo.
-Davvero?! Evviva!- Gridando felice Serena gli salta al collo, abbracciandolo stretto. -Sono contentissima per te, Mi! E quando uscite? Dove andate? Oddio devi dirmi tutto tuttissimo!- Mirko ride, ricambiando l'abbraccio. -Calmati, chiodina! Usciamo domani, per le dieci... Non è un appuntamento galante, ci facciamo solo un giretto da soli!-
-Di cosa parlate?-
La voce allegra di Ale interrompe il discorso e il suo volto sorridente fa capolino dalla tabaccheria, un pacchetto di sigarette stretto tra le dita.
-Ah, niente...- Fa Mirko, arrossendo -Videogiochi!-
-Ti piacciono proprio i videogiochi, eh, Mirko?- Ride Ale, allungando una mano per afferrare quella di Serena e tirarla a sé. Lei lo fissa perplessa, ma lui sorride e le bacia le labbra dolcemente.
-Mi ami, piccola?- Sussurra sulla sua bocca. I capelli neri di Ale le solleticano il viso.
-Certo, amore.-
Ale sorride. -Anche io ti amo.- Soffia, accarezzandole le labbra rosa coi polpastrelli. -Tanto, tantissimo. Ti amo da impazzire.-
-Ale?- Un altro bacio. Mirko, dimenticato, guarda lontano, imbarazzato da quelle effusioni.
Due occhi azzurri lo osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.


-Ciao Mirko, ti va di passare da me stasera, per le otto? Ho un videogioco di cui ti vorrei parlare. E a te piacciono i videogiochi, vero?-



-Ciao, Ale.-
Ale sorride.
-Ciao, Serena.-
La ragazza entra, srotolandosi la sciarpa azzurra dal collo, mentre Ale chiude la porta alle sue spalle. Un odore acre e pungente penetra le sue narici e lei porta instintivamente una mano a coprire il naso. -Ugh... Cos'è questa puzza di bruciato?- Domanda. Ale ridacchia imbarazzato. -Sì, mia madre oggi ha bruciato l'arrosto, ancora non sono riuscito a far andar via l'odore... Dopo accendo una candela profumata, magari.-
Serena annuisce, posando la sciarpa e il cappotto su una sedia. Ale le afferra un polso, conducendola nel salotto. Le luci basse nella stanza proiettano ombre scure sui muri, alte fino al soffitto. -Ale, ti sei visto con Mirko?- Chiede la ragazza, guardandolo. Ale le stringe forte il polso. -E tu come lo sai?-
-Me l'ha detto lui.-
-Capisco.- Ale si siede sul divano di velluto cremisi, poi alza il viso sorridente come sempre verso di lei. -Sì, è già andato via.-
Allora sarà andato all'appuntamento con quella ragazza... Menomale. Serena sorride. -Di cosa avete parlato?- Chiede, sedendosi accanto al suo ragazzo.
-Di videogiochi.-
-
Eh?- Serena lo guarda stupita. Ale si alza, facendo leva con le mani sulle ginocchia. -Beh, ti faccio un the, piccola?- Propone, con un largo sorriso sulle labbra.
-S..Sì.- Lo stupore negli occhi di Serena non diminuisce.
-Torno subito. Al limone, giusto?- Le fa l'occhiolino e scompare nel corridoio, diretto in cucina.
Serena rimane sola, a guardarsi intorno. La casa le sembra così buia, oggi, e silenziosa. Ombre nere d'inchiostro si allungano sulle pareti, verso il soffitto, dandole la soffocante sensazione di essere osservata. Quell'odore acre le sembra più forte, lì nel salotto, intenso e soffocante come quello della carne bruciata: il camino però è spento, cupo e colmo di ciocchi di legno tagliati sghembi, storti e anneriti dal fuoco. Alcuni rametti bruciati sporgono come dita ossute dal mucchio.
-Ecco il tuo the.-
Serena sobbalza, sorpresa.
-Scusa, ti sei spaventata?- Sorride Ale, sedendosi accanto a lei. -N..no, tranquillo- risponde lei, prendendo la tazza dalle mani del moro e soffiando sul liquido bollente, per poi ingoiare un sorso.
Ale la osserva bere, sempre con quel sorriso stampato sulle labbra.
-Perché mi fissi?- Chiede lei, allontanando la tazza dalle labbra. Lui le toglie la tazza dalle mani, posandola per terra. -Perché sei bellissima.-
La abbraccia, stendendola sul divano. -Ale?- Lui la stringe forte, affondando le dita nelle sue spalle. -Mi fai male, Ale...-
-Ti amo, piccola. Ti amo tantissimo. Ti amo da impazzire.-
-Anche io, Ale... Ma lasciami, dai...!-
-Sei il mio mondo. Sei sempre stata il mio mondo, sin da quando ci siamo incontrati la prima volta alle elementari. Ti amo da impazzire. Ho bisogno di te. Voglio solo te.-
Le mani stringono più forte, quasi a soffocarla.
-Anche io Ale... Ma davvero, mi stai facendo male!-
La presa ferrea di Ale non si allenta, mentre lei cerca di divincolarsi chiusa in quell'abbraccio forzato. Piano piano, sente le palpebre farsi pesanti e le energie svanire, mentre uno strano sonno si diffonde nelle sue vene; lentamente si calma, stordita e intorpidita, si lascia andare tra le braccia di Ale che si sdraia accanto a lei sul divano e le accarezza il collo.
-Ti amo, piccola. Ti amerò per sempre, solo te, come tu devi amare solo me. Io sto bene solo con te, Serena. Ho bisogno solo di te, come tu devi aver bisogno solo di me. Non abbiamo bisogno di nessun'altro. Possiamo stare soli io e te, ed essere felici comunque. Solo io e te, e nessun'altro. Tu devi aver bisogno solo di me.-
Le parole di Ale le arrivano confuse e distorte. Volta la testa verso il camino, guardandolo e notando un pezzo di lana rossa e nera bruciata tra i pezzi carbonizzati.
Cosa ci fa la sciarpa di Mirko nel camino...?
La vista le si annebbia, socchiudendo le palpebre, e ora i rami nel focolare le sembrano davvero delle mani ossute e annerite dal fuoco.
-Per te farei qualunque cosa, perché ti amo.-
Un odore forte, pungente e nauseante le colpisce le narici, mischiato a quel tanfo simile a carne bruciata.
-Ale, cos'è quest'odore di gas..?- Domanda, intorpidita e debole. Ale la guarda sorridendo, con il suo solito grande sorriso, che oggi sembra un po' più grande, portandosi una sigaretta alle labbra.
Gli occhi azzurri di Ale sono sempre stati così grandi e inespressivi...?
-
Non preoccuparti, sarà la candela profumata.-
Tira fuori l'accendino dalle tasche, mentre quell'odore soffocante si fa più forte.
-Tu mi ami, Serena?-
-Sì- sussurra la ragazza, cosciente a malapena.
-Allora amami per sempre.-
L'accendino scatta, partorendo l'esplosione.

mercoledì 12 giugno 2013

It feels cold

Vento gelido. Vento gelido tra le mie gambe, soffia avvolgendole nelle sue spire come un serpente. Eppure siamo a Giugno.
Vento gelido, vento gelido tra le mie gambe, e io vorrei riscaldarle nascondendole tra le tue.
Un cielo azzurro con un frammento di luna, uno spicchio appena visibile come un sorriso accennato. Un cielo azzurro sfumato di verde, arancio e rosso sulla linea dell'orizzonte, oltre i tetti neri dei palazzi di periferia. Un cielo dal colore intenso con una sola stella abbandonata: chissà se è Venere, vorrei guardarla con te per deciderlo insieme.
Chiudo gli occhi, e con il pensiero corro oltre quei tetti, oltre il cielo, oltre la luna, giungendo dove sei tu.

Ti vedo seduto sui gradini di quella casa di campagna, che immagino di legno annerito dal tempo e dalla storia. Ti vedo seduto da solo, al buio di quell'imbrunire, con la lucina rossa della tua sigaretta come segno della tua presenza. Il vento gelido soffia anche lì, scompiglia i tuoi capelli che con l'estate si stanno schiarendo, te li porta sul viso e tu sollevi gli occhi al cielo scostandoli scocciato. Chissà se l'erba ondeggia sotto le carezze di questo vento freddo, chissà se c'è del grano e se si piega anche lui, chissà che suono fa quando le spighe strusciano tra di loro, chissà se ti piace quel rumore. Dalle finestre di quella casa una luce calda e allegra proietta ombre e voci sulla tua schiena, ma tu rimani fuori, all'aperto, a respirare odore di terra cotta dal sole, di sudore animale e di frutta troppo matura. Guardi il mio stesso cielo? Stai guardando il mio stesso azzurro? La vedi quella stella, ti stai chiedendo se la sto osservando anche io?
Getti la sigaretta e la schiacci col tallone. Il tuo sguardo color nocciola si perde nell'enorme campagna, tra foglie di pesco e grugniti di maiale, tra tronchi chiari di mandorli e viti ricciute, tra un tenue pigolio di pulcini e un'erba che ricordavi altissima, e che invece ora ti solletica il ginocchio.
Guardi il tronco ricurvo e contorto del baobab piantato non troppo distante, lo osservi come un vecchio amico d'infanzia. Lo saluti con gli occhi, sorridendo, e per un attimo mi commuovi.
Vorrei essere lì, al tuo fianco, a farmi raccontare i ricordi e le magie di quel posto, vorrei essere lì a tenerti al caldo contro il mio petto, vorrei stringere le tue dita mentre mi racconti di nuovo le storie della tua infanzia. Voglio, desidero e bramo, stringendo la tua immagine sognata nel mio petto.
Una porta si apre e una figura femminile esce dalla casa, ti si avvicina con lunghi capelli biondi come il grano e un sorriso allegro. Il mio petto si congela, è il vento freddo o è come le sorridi di rimando, il mio cuore si chiude, si ripiega su se stesso.
Si sa, dove c'è desiderio c'è gelosia. C'è paura di perdita e abbandono.
Ma la paura porta sempre perdita.
Perciò apro il mio cuore e i miei occhi, scaccio questa cecità e sorrido sollevata, perché quella ragazza è la tua sorellina che ti chiama per la cena. Ti alzi facendo leva sulle ginocchia, prendi la sua mano ed entri in casa, mentre io ti saluto ma non puoi vedermi.
La porta si chiude, e io posso chiudere gli occhi e ritornare sul mio balcone, al mio cielo, con una sigaretta spenta tra le dita e la malinconia della lontananza sulle labbra.
Vento gelido. Vento gelido sulle mie spalle e sulle tue, vorrei riscaldarle abbracciandoti.
Vento gelido. Vento gelido ogni notte, e ogni giorno, se non ti ho qui con me.

domenica 21 aprile 2013

Tonight, Tonight

Tutto di te sorride. È come se irradiassi allegria dalla tua pelle, dalla punta delle dita fino all'orlo delle ciglia castane. Forse è per questo che mi piaci così tanto: come la Luna splende solo grazie alla luce del Sole, io rifletto la tua gioia e la faccio mia, mi impadronisco del tuo sorriso e lo indosso io.
È magico. Ogni respiro, ogni momento, ogni sguardo. È magico il modo in cui le tue dita scivolano sulle mie e si intrecciano ad esse, le tue braccia che si chiudono sulle mie spalle, il tuo nasconderti nel mio seno.
Non pensavo di voler più concepire una simile dolcezza, non pensavo di voler di nuovo perdere il mio cuore tra le braccia di qualcuno; ma come hai distrutto tu le mie convinzioni non l'ha mai fatto nessuno, raccontandomi con voce dolce tutte quelle favole meravigliose in cui non credevo più, ma che al tuo fianco sembrano così vere.
Forse perché il tuo cuore è musica e io posso sentirlo, ha un ritmo frenetico e danzante, risuona come se il Mondo dovesse finire domani: e allora balliamo, beviamo fino all'ultima goccia di sentimento, viviamo tutto e fino in fondo prendendo tutto ciò che meritiamo, prima che il Sole si spenga.

E io questo ritmo voglio farlo mio.

Ascolta, amore. Di sogni non ne ho più, o forse ho ancora troppa paura per averne di nuovi. I sogni sono speranze fragili come bolle di sapone destinate ad infrangersi contro il primo ostacolo. Non mi importava più di sogni e desideri. Non volevo più rischiare in una partita che non consideravo più mia.
Ma con te sto scoprendo un gusto nuovo. Sulla punta della mia lingua si stanno formando parole che non volevo più pronunciare, e fantasie che non volevo più raccontare.
Anche questa è una delle tue magie.

Amo il modo in cui la tua bocca si disegna quando ridi. Amo il modo in cui i tuoi occhi mi guardano quando ti parlo, il suono della tua voce quando mi parli tu. La sensazione che mi da il tuo respiro tra la guancia e l'orecchio quando abbassi lo sguardo e mi racconti un segreto. Amo il rossore sul tuo viso (e quanto arrossisci!) quando passiamo un attimo da soli. Amo la tua attenzione e la tua richiesta d'attenzione, amo la dolcezza dei tuoi sogni e desideri. Amo la forza impetuosa con cui canti, amo la tua fragilità e tenerezza, le coincidenze e le diversità, la tua energia, le tue idee, le tue parole, i tuoi pensieri.

Ma forse, ciò che amo di più è la qualità della tua musica.