mercoledì 12 giugno 2013

It feels cold

Vento gelido. Vento gelido tra le mie gambe, soffia avvolgendole nelle sue spire come un serpente. Eppure siamo a Giugno.
Vento gelido, vento gelido tra le mie gambe, e io vorrei riscaldarle nascondendole tra le tue.
Un cielo azzurro con un frammento di luna, uno spicchio appena visibile come un sorriso accennato. Un cielo azzurro sfumato di verde, arancio e rosso sulla linea dell'orizzonte, oltre i tetti neri dei palazzi di periferia. Un cielo dal colore intenso con una sola stella abbandonata: chissà se è Venere, vorrei guardarla con te per deciderlo insieme.
Chiudo gli occhi, e con il pensiero corro oltre quei tetti, oltre il cielo, oltre la luna, giungendo dove sei tu.

Ti vedo seduto sui gradini di quella casa di campagna, che immagino di legno annerito dal tempo e dalla storia. Ti vedo seduto da solo, al buio di quell'imbrunire, con la lucina rossa della tua sigaretta come segno della tua presenza. Il vento gelido soffia anche lì, scompiglia i tuoi capelli che con l'estate si stanno schiarendo, te li porta sul viso e tu sollevi gli occhi al cielo scostandoli scocciato. Chissà se l'erba ondeggia sotto le carezze di questo vento freddo, chissà se c'è del grano e se si piega anche lui, chissà che suono fa quando le spighe strusciano tra di loro, chissà se ti piace quel rumore. Dalle finestre di quella casa una luce calda e allegra proietta ombre e voci sulla tua schiena, ma tu rimani fuori, all'aperto, a respirare odore di terra cotta dal sole, di sudore animale e di frutta troppo matura. Guardi il mio stesso cielo? Stai guardando il mio stesso azzurro? La vedi quella stella, ti stai chiedendo se la sto osservando anche io?
Getti la sigaretta e la schiacci col tallone. Il tuo sguardo color nocciola si perde nell'enorme campagna, tra foglie di pesco e grugniti di maiale, tra tronchi chiari di mandorli e viti ricciute, tra un tenue pigolio di pulcini e un'erba che ricordavi altissima, e che invece ora ti solletica il ginocchio.
Guardi il tronco ricurvo e contorto del baobab piantato non troppo distante, lo osservi come un vecchio amico d'infanzia. Lo saluti con gli occhi, sorridendo, e per un attimo mi commuovi.
Vorrei essere lì, al tuo fianco, a farmi raccontare i ricordi e le magie di quel posto, vorrei essere lì a tenerti al caldo contro il mio petto, vorrei stringere le tue dita mentre mi racconti di nuovo le storie della tua infanzia. Voglio, desidero e bramo, stringendo la tua immagine sognata nel mio petto.
Una porta si apre e una figura femminile esce dalla casa, ti si avvicina con lunghi capelli biondi come il grano e un sorriso allegro. Il mio petto si congela, è il vento freddo o è come le sorridi di rimando, il mio cuore si chiude, si ripiega su se stesso.
Si sa, dove c'è desiderio c'è gelosia. C'è paura di perdita e abbandono.
Ma la paura porta sempre perdita.
Perciò apro il mio cuore e i miei occhi, scaccio questa cecità e sorrido sollevata, perché quella ragazza è la tua sorellina che ti chiama per la cena. Ti alzi facendo leva sulle ginocchia, prendi la sua mano ed entri in casa, mentre io ti saluto ma non puoi vedermi.
La porta si chiude, e io posso chiudere gli occhi e ritornare sul mio balcone, al mio cielo, con una sigaretta spenta tra le dita e la malinconia della lontananza sulle labbra.
Vento gelido. Vento gelido sulle mie spalle e sulle tue, vorrei riscaldarle abbracciandoti.
Vento gelido. Vento gelido ogni notte, e ogni giorno, se non ti ho qui con me.

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