martedì 15 ottobre 2013

The Nameless - Amami per sempre

Mattina. Raggi di sole trapassano le tende, colpendo i suoi occhi chiusi; dal suo comodino il cellulare vibra per la sveglia, pigolando insistentemente. Una mano scivola fuori dallo spesso strato di coperte, allungandosi verso il telefonino colorato di mille stickers, cercando di tappare il trillo fastidioso: poi con una manata spedisce il cellulare dall'altra parte della stanza, si rigira nel letto e riprende a ronfare.
-Serena! Serena, sveglia!-
La porta si spalanca di colpo, facendola sussultare da sotto i piumini; alza la testa intontita e rivolge uno sguardo perplesso alla donna bionda sulla soglia.
-E tu chi sei...?- chiede, confusa.
-Sono tua madre, razza di rimbambita! Svegliati, sono già le otto, tra mezz'ora Ale viene a prenderti!-
Fissa sua madre per pochi secondi, con quello sguardo appannato dal sonno; poi si ricopre nuovamente con le coperte e ricomincia a dormire.
-Serena!- la chiama sua madre, infilando le mani in quel bozzolo confuso di lenzuola e triplo piumino -Serena! Maledizione, alzati subito stupida bamboccia! Ogni mattina sempre la stessa storia!- La afferra per le caviglie e la trascina fuori dal letto, mandandola col sedere sul freddo pavimento.
-Ouch! Sei spietata, donna!- si lagna la ragazza, massaggiandosi il posteriore.
-Ma piantala, che hai vent'anni e fai i capricci come una bimba di cinque! Io non so quel povero ragazzo come faccia a sopportarti.-
Sbuffando, Serena si alza dal pavimento e mentre la madre già le disfa il letto si avvicina e le da un bacio schioccante sulla guancia.
-Va beh, buongiorno mammina.-
-Se se. La colazione è pronta in cucina.-

-Buongiorno, piccola.-
Infagottata fino a metà viso in una morbida sciarpa azzurra, Serena alza lo sguardo verso il ragazzo moro di fronte a lei, fissandolo sorridendo.
-'Giorno Ale.-
Ale sorride, chinandosi verso la ragazza per prenderle il viso nella coppa delle mani inguantate, e posa un bacio leggero sulla sua fronte, poi sulla punta del suo naso e infine sulle sue labbra.
-Come sta oggi la mia Serina?-
La ragazza gli scocca un'occhiata irritata.
-Ti ho già detto di non chiamarmi Serina, Ale.-
Il ragazzo ghigna, liberandole il viso dalle mani  per accarezzarle i capelli castani.
-Ma ti dona tanto, sei così piccolina e minutina! Sembri una bambolina!-
-Piantala di trattarmi come una tappetta, sei tu quello mostruosamente alto!- Abbaia lei, puntando un dito contro la faccia sorridente di lui. -Un metro e novantotto! Ma che razza di altezza è?! Sei una pertica! Anzi, sai che penso?! Che se sono bassa è tutta colpa tua! Tu mi succhi via l'altezza!! Ammettilo, scemo, è per colpa tua che sono tappa!-
-Allora lo ammetti che sei nana!-
-...-
Il sorriso a trentadue denti, sfoderato innocentemente da Ale, viene oscurato rapidamente da un pugno di Serena, dritto in bocca.
-Ma quanta energia di primo mattino, eh...-
Sbadigliando, un ragazzo dai capelli biondi si avvicina a loro, la sciarpa a righe rosse e nere che penzola arrotolata intorno al collo. -Yo. Buongiorno.-
-Buongiorno Mirko!- Lo saluta Ale, assestandogli una poderosa pacca sulle spalle. -Piano con quelle manacce, gigante!- fa il biondino, accennando un sorriso. Poi guarda Serena e il sorriso si allarga.
-'Giorno Sere.-
-'Giorno Mi. Caffè?-
-Yup. Ieri ho fatto nottata sul pc, se non prendo minimo tre caffè collasso sul manuale di civile.-
-Nottata sul pc? A vedere pornazzi?- Ghigna Serena, punzecchiandolo con un dito. Mirko la fissa con aria di sufficienza.
-A vent'anni suonati fai ancora battute di questo genere?-
-Detto da uno che ride per la parola "cucciolone"...-
-Nana infame, era il nostro segreto!-
Ale passa un braccio attorno alle spalle dei due ragazzi, dividendoli. -Buoni, buoni bimbi belli... Che ne dite di sbrigarci a prendere questo caffè e ad andare a studiare in biblioteca?-
Serena si sistema i capelli lunghi fino alle spalle, portandosi una ciocca castana dietro l'orecchio con fare altezzoso. -Sì, hai ragione: e poi una studentessa di filosofia come me non può abbassarsi al suo livello.-
-Almeno io con la mia laurea in giurisprudenza ci potrò mangiare.-
-...Confessatelo, stamattina vi siete alzati con l'intenzione di farmi saltare i nervi.-
Ridendo e chiacchierando si avviano verso la biblioteca, non troppo distante dalle loro case. Avvolti dai pesanti cappotti e dal vento freddo di febbraio, percorrono a piedi quel tragitto, come ogni mattina, con le spalle appesantite dal carico dei libri universitari. Arrivati alla biblioteca Ale entra con Mirko, diretti verso i distributori automatici; Serena li aspetta fuori, respirando quell'aria fredda e secca.
Con la pelle baciata dal luminoso sole invernale, la ragazza si stiracchia e sbuffa, rabbrividendo subito dopo. -Stupido inverno, ho freddo! E io sono freddolosa!-
-E sei anche una gran lagna- ghigna Ale, porgendole un bicchiere di carta colmo di the fumante. Nell'altra mano ha una sigaretta accesa. -Ecco, al limone come piace a te.-
-Grazie- sorride lei, prendendo il bicchiere tra le mani congelate, che subito si riscaldano con quel piacevole tepore. Mirko, poco distante, li fissa sgranocchiando una barretta di cioccolato. -Ohi, che si fa stasera?- domanda, strappando un altro pezzo di plastica dell'involucro del dolce. Ale aspira dalla sigaretta e fa spallucce. -Non so, tu che vuoi fare?-
Mirko sorride. -Ieri mi è arrivato il dvd di quel film di cui vi parlavo sabato. Vi va di vederlo insieme?-
Ale e Serena si scambiano uno sguardo veloce, poi annuiscono all'unisono. -Per noi è ok. Lo vediamo a casa mia se ti va.- Risponde Ale, sbuffando una boccata di fumo e portando un braccio attorno alle spalle di Serena.
-Perfetto, allora.- Il biondo butta via la carta del cioccolato, pulendosi la bocca subito dopo. -Entriamo?-


-Mirko, se 'sto film fa schifo giuro che ti pesto. Mia madre faceva la pizza stasera e me la sto perdendo per colpa tua.-
-Gesù Cristo, ma te l'ha mai detto nessuno che sei una lagna?-
Serena gli fa una linguaccia, appendendosi al collo di Ale, che ride e le ricopre la testa di baci; Mirko sospira e si sfila il giubbotto di pelle nera, posandolo sul letto disfatto dell'amico accanto alla sua sciarpa a righe rosse e nere. Da una tasca interna della giacca tira fuori il dvd e lo porge alla ragazza. -Ecco, dacci un'occhiata.-
Serena si stacca da Ale e afferra il dvd, iniziando a leggere la trama sul retro della copertina; il moro le accarezza velocemente la testa e si dirige verso il corridoio. -Faccio una pisciata prima del film- fa, ridacchiando.
-Scrollalo per bene!- Si raccomanda Serena, senza staccare gli occhi dal dvd. Ale ride e si allontana lungo il corridoio.
Mirko gli dedica un ultimo sguardo, poi si volta a fissare la ragazza.
-Ehi, Sere?-
-Mh?-
-Senti... Posso chiederti una cosa?-
La ragazza posa il dvd, alza lo sguardo verso il biondino e con una pacca leggera della mano sul letto lo invita a sedersi accanto a lei. -Dimmi pure.-
Mirko si siede con uno sbuffo, passandosi nervosamente una mano tra i capelli. -Senti... Come ha fatto Ale a mettersi con te?-
Serena lo fissa con un'espressione instupidita. -Eh?-
-Oh, non fraintendere- si affretta ad aggiungere Mirko -È che mi piace una ragazza e non so come approcciarmi. Noi tre ci conosciamo dalle elementari ma Ale non mi ha mai voluto raccontare com'è andata... E non voglio chiederglielo di nuovo perché, conoscendolo, se gli spiego che mi serve per una cotta mi sfotterebbe fino alla morte, dato che non esco con una ragazza da quando avevo sedici anni...-
-Pffft- Serena ghigna -Ah, già. Sfigatello.-
Mirko avvampa, imbarazzato, colorandosi di rosso in viso fino alle orecchie. -Stronza, e io che mi fidavo di te!-
-Dai, scemo, scherzavo! Comunque non ha fatto nulla di che: a poco a poco mi si è avvicinato sempre di più, invitandomi ad uscire sola con lui..-
-Sì, questo lo so- taglia corto Mirko, ancora imbarazzato. -Ma come si è dichiarato?-
Serena ride. -Mi offrì una birra, chiacchierammo un po' da soli, e mentre stavo parlando mi baciò di colpo. Così, molto spontaneamente. Niente di elaborato, Mi. Non ci fu bisogno di aggiungere niente, a me lui piaceva dalle medie.-
-Ah.- Mirko china la testa, un po' deluso, ma Serena lo abbraccia forte. -Dai, Mi. Non c'è bisogno di far nulla di spettacolare per farti notare.-
Ma qualcuno li ha già notati.
-Sii te stesso e andrai più che bene. Nessuno potrebbe rifiutare un faccino puccino carino come il tuo, Mirkuccio bello di zia!-
-Piantala di tirarmi le guance, idiota!-
Due occhi azzurri li osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.
Passi silenziosi come quelli delle ombre.

-Allora! Vediamo questo film?!-
Serena e Mirko sussultano spaventati all'esclamazione di Ale. -Ale, fanculo... Dovevi proprio entrare di colpo? Mi hai quasi fatto morire...- Fa Serena, premendosi una mano sul petto. Ale ride rumorosamente. -Scusa, scusa! Allora, metto il dvd?-
I due seduti sul letto annuiscono e Ale si china verso il lettore dvd. -Allora... Di cosa parlavate?- Domanda, dando loro le spalle. Serena guarda Mirko interrogativamente e lui ricambia scuotendo la testa, giungendo subito dopo le mani in preghiera.
-Ecco...- Tentenna Serena -...Videogiochi, nulla di che.- Sorride e fa l'occhiolino rivolta a Mirko, che sorride di rimando.
Anche Ale sorride.
-Davvero? Capisco...- Si alza, voltandosi verso il letto; subito Serena si sposta verso Mirko, facendo posto per Ale, ma il moro si butta di peso sul materasso, tra loro due.
-Ouch!- esclama Mirko, colpito sulla coscia da una delle grandi mani di Ale. -Oh, scusami.- Avvolge un braccio attorno alla vita di Serena, stringendola forte. La ragazza lo guarda negli occhi, perplessa da quella stretta ferrea sui suoi fianchi, ma Ale le sorride come sempre.
-Beh... Iniziamo?-


Le porge un bicchiere di carta colmo di the al limone, caldo e profumato. Serena alza lo sguardo e sorride, prendendolo.
-Grazie, Mirko.-
Il biondino si siede accanto a lei, stringendo un bicchiere di caffè nero tra le dita ossute. -Scusa se ti rompo ancora le scatole con questa storia.-
Serena ridacchia, le labbra contro il bordo del bicchiere, respirando quel vapore al profumo di limone. -Ma piantala scemo, non sembri nemmeno tu quando fai così. Siamo amici da quando eravamo dei tappini, alti tutti uguali.- Mirko solleva un sopracciglio in un'espressione perplessa. -Sei sicura che sia esistito un tempo simile?-
Serena gli afferra un lobo con due dita e strattona, sorseggiando tranquillamente il suo the. -Ahiahiahiahia ok, ok, scusami!-
-Ecco, bravo. Comunque, perché volevi parlarmi?-
Mirko arrossisce. -Ecco...-
Serena ghigna, punzecchiandolo con il gomito. -Le hai parlato?-
Mirko annuisce.
-E bravo il mio Mirko!- Serena gli pianta una sonora pacca sulla schiena, ridacchiando. -Allora, raccontami tutto!-
-Ma niente...- Mirko passa le dita snelle tra i capelli biondi, sorridendo imbarazzato -...è proprio dolce e carina come credevo... Tanto tenera. Mi piace proprio un sacco. Ha degli stupendi occhi azzurri... E poi è molto femminile...- ghigna. -...Mica come te, grezza.-
Serena gli strattona di nuovo l'orecchio. -Ahiaaaaaa! Ok, ok, scusa, lasciami!-
-Continua, scemo. Le hai chiesto di uscire?-
Mirko avvampa e si fa piccolo piccolo. -Ancora no...-
-Ma allora sei proprio scemo!-
-Ahiaaaa! Smettila di tirarmi le orecchie, stronza!-
Si guardano per un attimo, mentre Serena molla la presa, e scoppiano a ridere.
-Grazie Sere.- Fa Mirko, sorridendo. -Tu e Ale siete i miei migliori amici.-
Serena gli sorride, tirandogli una ciocca di capelli per poi abbracciarlo. -Anche per noi è lo stesso. Soprattutto per Ale, lo sai quanto ci tiene a te.-
Due occhi azzurri li osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.


Camminano con tranquillità, chiacchierando dell'università e di telefilm. Passando davanti ad una tabaccheria Ale si ferma di colpo, chiedendo un secondo per comprare le sigarette. Serena e Mirko lo aspettano fuori, stretti nei loro cappotti per proteggersi dal freddo pungente.
-Sere?-
-Mh?-
-...Le ho chiesto di uscire...-
-Eh?- Per un secondo Serena lo fissa perplessa, poi si riscuote. -Ah, davvero? E che ha risposto?-
Mirko si rimpicciolisce, affondando le mani nelle tasche del cappotto e il viso avvampato nella sciarpa a righe rosse e nere. -Ha detto sì...- bisbiglia, sorridendo.
-Davvero?! Evviva!- Gridando felice Serena gli salta al collo, abbracciandolo stretto. -Sono contentissima per te, Mi! E quando uscite? Dove andate? Oddio devi dirmi tutto tuttissimo!- Mirko ride, ricambiando l'abbraccio. -Calmati, chiodina! Usciamo domani, per le dieci... Non è un appuntamento galante, ci facciamo solo un giretto da soli!-
-Di cosa parlate?-
La voce allegra di Ale interrompe il discorso e il suo volto sorridente fa capolino dalla tabaccheria, un pacchetto di sigarette stretto tra le dita.
-Ah, niente...- Fa Mirko, arrossendo -Videogiochi!-
-Ti piacciono proprio i videogiochi, eh, Mirko?- Ride Ale, allungando una mano per afferrare quella di Serena e tirarla a sé. Lei lo fissa perplessa, ma lui sorride e le bacia le labbra dolcemente.
-Mi ami, piccola?- Sussurra sulla sua bocca. I capelli neri di Ale le solleticano il viso.
-Certo, amore.-
Ale sorride. -Anche io ti amo.- Soffia, accarezzandole le labbra rosa coi polpastrelli. -Tanto, tantissimo. Ti amo da impazzire.-
-Ale?- Un altro bacio. Mirko, dimenticato, guarda lontano, imbarazzato da quelle effusioni.
Due occhi azzurri lo osservano senza espressione. Incolori e insapori come il ghiaccio.


-Ciao Mirko, ti va di passare da me stasera, per le otto? Ho un videogioco di cui ti vorrei parlare. E a te piacciono i videogiochi, vero?-



-Ciao, Ale.-
Ale sorride.
-Ciao, Serena.-
La ragazza entra, srotolandosi la sciarpa azzurra dal collo, mentre Ale chiude la porta alle sue spalle. Un odore acre e pungente penetra le sue narici e lei porta instintivamente una mano a coprire il naso. -Ugh... Cos'è questa puzza di bruciato?- Domanda. Ale ridacchia imbarazzato. -Sì, mia madre oggi ha bruciato l'arrosto, ancora non sono riuscito a far andar via l'odore... Dopo accendo una candela profumata, magari.-
Serena annuisce, posando la sciarpa e il cappotto su una sedia. Ale le afferra un polso, conducendola nel salotto. Le luci basse nella stanza proiettano ombre scure sui muri, alte fino al soffitto. -Ale, ti sei visto con Mirko?- Chiede la ragazza, guardandolo. Ale le stringe forte il polso. -E tu come lo sai?-
-Me l'ha detto lui.-
-Capisco.- Ale si siede sul divano di velluto cremisi, poi alza il viso sorridente come sempre verso di lei. -Sì, è già andato via.-
Allora sarà andato all'appuntamento con quella ragazza... Menomale. Serena sorride. -Di cosa avete parlato?- Chiede, sedendosi accanto al suo ragazzo.
-Di videogiochi.-
-
Eh?- Serena lo guarda stupita. Ale si alza, facendo leva con le mani sulle ginocchia. -Beh, ti faccio un the, piccola?- Propone, con un largo sorriso sulle labbra.
-S..Sì.- Lo stupore negli occhi di Serena non diminuisce.
-Torno subito. Al limone, giusto?- Le fa l'occhiolino e scompare nel corridoio, diretto in cucina.
Serena rimane sola, a guardarsi intorno. La casa le sembra così buia, oggi, e silenziosa. Ombre nere d'inchiostro si allungano sulle pareti, verso il soffitto, dandole la soffocante sensazione di essere osservata. Quell'odore acre le sembra più forte, lì nel salotto, intenso e soffocante come quello della carne bruciata: il camino però è spento, cupo e colmo di ciocchi di legno tagliati sghembi, storti e anneriti dal fuoco. Alcuni rametti bruciati sporgono come dita ossute dal mucchio.
-Ecco il tuo the.-
Serena sobbalza, sorpresa.
-Scusa, ti sei spaventata?- Sorride Ale, sedendosi accanto a lei. -N..no, tranquillo- risponde lei, prendendo la tazza dalle mani del moro e soffiando sul liquido bollente, per poi ingoiare un sorso.
Ale la osserva bere, sempre con quel sorriso stampato sulle labbra.
-Perché mi fissi?- Chiede lei, allontanando la tazza dalle labbra. Lui le toglie la tazza dalle mani, posandola per terra. -Perché sei bellissima.-
La abbraccia, stendendola sul divano. -Ale?- Lui la stringe forte, affondando le dita nelle sue spalle. -Mi fai male, Ale...-
-Ti amo, piccola. Ti amo tantissimo. Ti amo da impazzire.-
-Anche io, Ale... Ma lasciami, dai...!-
-Sei il mio mondo. Sei sempre stata il mio mondo, sin da quando ci siamo incontrati la prima volta alle elementari. Ti amo da impazzire. Ho bisogno di te. Voglio solo te.-
Le mani stringono più forte, quasi a soffocarla.
-Anche io Ale... Ma davvero, mi stai facendo male!-
La presa ferrea di Ale non si allenta, mentre lei cerca di divincolarsi chiusa in quell'abbraccio forzato. Piano piano, sente le palpebre farsi pesanti e le energie svanire, mentre uno strano sonno si diffonde nelle sue vene; lentamente si calma, stordita e intorpidita, si lascia andare tra le braccia di Ale che si sdraia accanto a lei sul divano e le accarezza il collo.
-Ti amo, piccola. Ti amerò per sempre, solo te, come tu devi amare solo me. Io sto bene solo con te, Serena. Ho bisogno solo di te, come tu devi aver bisogno solo di me. Non abbiamo bisogno di nessun'altro. Possiamo stare soli io e te, ed essere felici comunque. Solo io e te, e nessun'altro. Tu devi aver bisogno solo di me.-
Le parole di Ale le arrivano confuse e distorte. Volta la testa verso il camino, guardandolo e notando un pezzo di lana rossa e nera bruciata tra i pezzi carbonizzati.
Cosa ci fa la sciarpa di Mirko nel camino...?
La vista le si annebbia, socchiudendo le palpebre, e ora i rami nel focolare le sembrano davvero delle mani ossute e annerite dal fuoco.
-Per te farei qualunque cosa, perché ti amo.-
Un odore forte, pungente e nauseante le colpisce le narici, mischiato a quel tanfo simile a carne bruciata.
-Ale, cos'è quest'odore di gas..?- Domanda, intorpidita e debole. Ale la guarda sorridendo, con il suo solito grande sorriso, che oggi sembra un po' più grande, portandosi una sigaretta alle labbra.
Gli occhi azzurri di Ale sono sempre stati così grandi e inespressivi...?
-
Non preoccuparti, sarà la candela profumata.-
Tira fuori l'accendino dalle tasche, mentre quell'odore soffocante si fa più forte.
-Tu mi ami, Serena?-
-Sì- sussurra la ragazza, cosciente a malapena.
-Allora amami per sempre.-
L'accendino scatta, partorendo l'esplosione.

mercoledì 12 giugno 2013

It feels cold

Vento gelido. Vento gelido tra le mie gambe, soffia avvolgendole nelle sue spire come un serpente. Eppure siamo a Giugno.
Vento gelido, vento gelido tra le mie gambe, e io vorrei riscaldarle nascondendole tra le tue.
Un cielo azzurro con un frammento di luna, uno spicchio appena visibile come un sorriso accennato. Un cielo azzurro sfumato di verde, arancio e rosso sulla linea dell'orizzonte, oltre i tetti neri dei palazzi di periferia. Un cielo dal colore intenso con una sola stella abbandonata: chissà se è Venere, vorrei guardarla con te per deciderlo insieme.
Chiudo gli occhi, e con il pensiero corro oltre quei tetti, oltre il cielo, oltre la luna, giungendo dove sei tu.

Ti vedo seduto sui gradini di quella casa di campagna, che immagino di legno annerito dal tempo e dalla storia. Ti vedo seduto da solo, al buio di quell'imbrunire, con la lucina rossa della tua sigaretta come segno della tua presenza. Il vento gelido soffia anche lì, scompiglia i tuoi capelli che con l'estate si stanno schiarendo, te li porta sul viso e tu sollevi gli occhi al cielo scostandoli scocciato. Chissà se l'erba ondeggia sotto le carezze di questo vento freddo, chissà se c'è del grano e se si piega anche lui, chissà che suono fa quando le spighe strusciano tra di loro, chissà se ti piace quel rumore. Dalle finestre di quella casa una luce calda e allegra proietta ombre e voci sulla tua schiena, ma tu rimani fuori, all'aperto, a respirare odore di terra cotta dal sole, di sudore animale e di frutta troppo matura. Guardi il mio stesso cielo? Stai guardando il mio stesso azzurro? La vedi quella stella, ti stai chiedendo se la sto osservando anche io?
Getti la sigaretta e la schiacci col tallone. Il tuo sguardo color nocciola si perde nell'enorme campagna, tra foglie di pesco e grugniti di maiale, tra tronchi chiari di mandorli e viti ricciute, tra un tenue pigolio di pulcini e un'erba che ricordavi altissima, e che invece ora ti solletica il ginocchio.
Guardi il tronco ricurvo e contorto del baobab piantato non troppo distante, lo osservi come un vecchio amico d'infanzia. Lo saluti con gli occhi, sorridendo, e per un attimo mi commuovi.
Vorrei essere lì, al tuo fianco, a farmi raccontare i ricordi e le magie di quel posto, vorrei essere lì a tenerti al caldo contro il mio petto, vorrei stringere le tue dita mentre mi racconti di nuovo le storie della tua infanzia. Voglio, desidero e bramo, stringendo la tua immagine sognata nel mio petto.
Una porta si apre e una figura femminile esce dalla casa, ti si avvicina con lunghi capelli biondi come il grano e un sorriso allegro. Il mio petto si congela, è il vento freddo o è come le sorridi di rimando, il mio cuore si chiude, si ripiega su se stesso.
Si sa, dove c'è desiderio c'è gelosia. C'è paura di perdita e abbandono.
Ma la paura porta sempre perdita.
Perciò apro il mio cuore e i miei occhi, scaccio questa cecità e sorrido sollevata, perché quella ragazza è la tua sorellina che ti chiama per la cena. Ti alzi facendo leva sulle ginocchia, prendi la sua mano ed entri in casa, mentre io ti saluto ma non puoi vedermi.
La porta si chiude, e io posso chiudere gli occhi e ritornare sul mio balcone, al mio cielo, con una sigaretta spenta tra le dita e la malinconia della lontananza sulle labbra.
Vento gelido. Vento gelido sulle mie spalle e sulle tue, vorrei riscaldarle abbracciandoti.
Vento gelido. Vento gelido ogni notte, e ogni giorno, se non ti ho qui con me.

domenica 21 aprile 2013

Tonight, Tonight

Tutto di te sorride. È come se irradiassi allegria dalla tua pelle, dalla punta delle dita fino all'orlo delle ciglia castane. Forse è per questo che mi piaci così tanto: come la Luna splende solo grazie alla luce del Sole, io rifletto la tua gioia e la faccio mia, mi impadronisco del tuo sorriso e lo indosso io.
È magico. Ogni respiro, ogni momento, ogni sguardo. È magico il modo in cui le tue dita scivolano sulle mie e si intrecciano ad esse, le tue braccia che si chiudono sulle mie spalle, il tuo nasconderti nel mio seno.
Non pensavo di voler più concepire una simile dolcezza, non pensavo di voler di nuovo perdere il mio cuore tra le braccia di qualcuno; ma come hai distrutto tu le mie convinzioni non l'ha mai fatto nessuno, raccontandomi con voce dolce tutte quelle favole meravigliose in cui non credevo più, ma che al tuo fianco sembrano così vere.
Forse perché il tuo cuore è musica e io posso sentirlo, ha un ritmo frenetico e danzante, risuona come se il Mondo dovesse finire domani: e allora balliamo, beviamo fino all'ultima goccia di sentimento, viviamo tutto e fino in fondo prendendo tutto ciò che meritiamo, prima che il Sole si spenga.

E io questo ritmo voglio farlo mio.

Ascolta, amore. Di sogni non ne ho più, o forse ho ancora troppa paura per averne di nuovi. I sogni sono speranze fragili come bolle di sapone destinate ad infrangersi contro il primo ostacolo. Non mi importava più di sogni e desideri. Non volevo più rischiare in una partita che non consideravo più mia.
Ma con te sto scoprendo un gusto nuovo. Sulla punta della mia lingua si stanno formando parole che non volevo più pronunciare, e fantasie che non volevo più raccontare.
Anche questa è una delle tue magie.

Amo il modo in cui la tua bocca si disegna quando ridi. Amo il modo in cui i tuoi occhi mi guardano quando ti parlo, il suono della tua voce quando mi parli tu. La sensazione che mi da il tuo respiro tra la guancia e l'orecchio quando abbassi lo sguardo e mi racconti un segreto. Amo il rossore sul tuo viso (e quanto arrossisci!) quando passiamo un attimo da soli. Amo la tua attenzione e la tua richiesta d'attenzione, amo la dolcezza dei tuoi sogni e desideri. Amo la forza impetuosa con cui canti, amo la tua fragilità e tenerezza, le coincidenze e le diversità, la tua energia, le tue idee, le tue parole, i tuoi pensieri.

Ma forse, ciò che amo di più è la qualità della tua musica.

giovedì 12 aprile 2012

Filling The Silence [Oneshot, dark, drama, sadness]

Ho bisogno di far festa.
Ho bisogno di un'altra festa.
Ho bisogno dell'ennesima, stupida, rumorosa festa.
Ho bisogno di musica, di balli, di festoni, di chiacchiere, di allegra elettricità che mi corra nelle vene esaltandomi.
Ho bisogno di. Ma di cosa realmente io abbia bisogno per cambiare, davvero non lo so.
Forse mi terrorizza. Mi spaventano i momenti in cui rimango sola, e nel silenzio della mia stanza risuona l'eco dei miei battiti cardiaci e del mio respiro. Gummy mi guarda coi suoi enormi, lucidi occhi viola e mi mordicchia uno zoccolo, un gesto che ho imparato ad interpretare come d'affetto.
Ma mi sento sola.
Sono sola.
Ma come faccio ad esser sola, con tutti gli amici che ho?

Saltello in giro, come sempre. Il mio sorriso è stampato sulle labbra, mi guardo attorno e saluto energicamente i pony che incontro. Passo dal banchetto della frutta e compro un sacchetto di fragole per due monete; dopo torno indietro, verso lo Sugar Cube Corner. Oggi tocca a me preparare i cupcake alla fragola, i miei preferiti, eppure non mi basta per esaltarmi.
Mi serve una festa. Mi serve caos. Mi serve rumore.
Sono arrivata al Corner, saluto i signori Cake mostrando la frutta comprata, e ridendo vado verso la cucina, dove lascio il sacchetto, sul tavolo da lavoro. Tiro giù frusta, formine e ingredienti come burro, zucchero e farina dalla dispensa, mentre canto una canzone.
Mi volto, e vedo che nessuno è in cucina con me, nessuno mi guarda.
Sospiro, e la mia criniera si liscia istantaneamente, cadendo con un fruscìo sulle mie spalle. I miei pensieri corrono impazziti nella mente, e io mi tappo inutilmente le orecchie con gli zoccoli.
Forza, Pinkie, inizia a cucinare, se lavori non penserai.
Nascondo la criniera nel cappello da cuoco, afferro una ciotola e inizio a romperci dentro le uova, mentre il silenzio continua a mangiarmi dentro.

Alla fine l'ho fatta. La festa, intendo. Le mie migliori amiche sono qui, chiacchierano e ballano, bevono punch e mangiano dolci, si divertono.
Alzo lo sguardo e osservo i palloncini galleggianti, i festoni, i glitter e i colori che invadono la stanza, rendendola raggiante.
Ma stavolta, vedo tutto in bianco e nero.
Con un brivido di paura che attraversa la mia spina dorsale mi unisco a Twilight e Fluttershy, ballando con loro, scalciando e dimenandomi come un'ossessa, ridendo stupidamente. Dopo corro da Rarity, che si sta versando il punch, la spavento apparendole alle spalle all'improvviso e lei si versa il succo dolce addosso; scoppio a ridere, seguita da Applejack, ma non sono allegra, per Celestia, non mi viene per niente da ridere ma devo farlo, o lo noteranno. La mia risata è leggermente stonata, ma nessuno ci fa caso.
Menomale.
Il ronzìo nella mia testa mi perseguita, mentre mi allontano saltellando col sorriso sulle labbra. Dove sbaglio? Cosa c'è che non va? Perchè non funziona?
Questi pensieri si accumulano sugli altri, che scorrono impetuosi nella mia testa.
Per quanto ancora riuscirò a far reggere questa farsa?
Scuoto la testa, facendo ondeggiare i miei boccoli rosa. Forza Pinkie! Devo solo riuscire a rendere questa festa più divertente. Se lo faccio, la mia testa si zittirà.
Sì, posso farcela.
Alzo il volume del grammofono e salto sul posto, alzando gli zoccoli in aria.
-Forza pony, divertiamoci sul serio!-
Corro attraverso la stanza e ballo, mi scateno, mentre gli sguardi delle mie amiche si fanno imbarazzati. Qual'è il problema? Ballo male, forse?
Salto sul tavolo e inizio a dimenarmi. Con un calcio purtroppo la ciotola del punch vola via, schizzando di viola il cappello di Applejack e la criniera di Dash, mi giro per vedere cos'ho combinato ma uno zoccolo si impiglia nella tovaglia e la tira, facendomi volare giù dal tavolo con uno strillo, insieme ai piatti dei dolcetti e dei panini.
Per un attimo, nonostante la musica ad alto volume, nella stanza torna il silenzio. C'è silenzio, dannatissimo, stupido silenzio.
I volti delle mie amiche sporgono dal tavolo, e i loro occhi mi osservano preoccupati.
-Cara, ti sei fatta male?- domanda Rarity, sorridendo rassicurante.
-Vuoi una mano a sollevarti, zuccherino?- chiede invece AJ, allungando uno zoccolo arancione verso di me. Dash vola accanto a me, togliendomi la tovaglia di dosso con la bocca.
Come un tuono, i miei maledetti pensieri tornano a disturbare rumorosi il silenzio. Sono caotici, molto più confusi a causa dell'imbarazzo. Non ne posso più. Smettetela, basta!
-Io.. Scusatemi, davvero tanto!-
Scappo via, lasciandomi dietro i cupcakes schiacciati e i panini calpestati, mentre le lacrime iniziano ad oscurare la mia vista, lasciandomi dietro anche le mie migliori amiche, perplesse per l'accaduto.

Sono sdraiata sul letto, e osservo Gummy zampettare avanti e indietro per la mia stanza, spingendo col muso un gomitolo di lana. Sul mio viso le lacrime hanno lasciato una scia pungente e appiccicosa, qualcuna ancora cade dalla punta del mio naso.
Le mie amiche hanno bussato a lungo alla porta della mia camera, chiedendomi di uscire, ma io non ho risposto, e dopo un po' sono andate via.
Mi spiace tantissimo, ma non ce la faccio ad affrontarvi in questo momento.
Ci ho pensato tante volte a come mettere fine a tutto questo. Potrei gettarmi dalla finestra, o impiccarmi al lampadario con il lazo di AJ, o avvelenarmi con una di quelle piante nerastre che crescono nella Everfree Forest. Ma ho paura. Sono codarda, ho paura della morte.
Perciò questo tormento continua: pensieri velocissimi, infiniti, orrendi, che scivolano in continuazione nella mia mente sussurrandomi quanto sarebbe bello morire, quanto tutti vivrebbero meglio senza di me, quanto io sia inutile stupida vuota insensata inetta incapace e immagini orribili di me stessa, ME STESSA, a terra morta, e tutti che festeggiano la mia scomparsa.
Le lacrime scivolano di nuovo dai miei occhi azzurri, mentre mi rannicchio su me stessa. Non ce la faccio più, davvero. Che senso ha continuare così?
Mi alzo e mi siedo sul letto, poggiando la fronte contro il muro, singhiozzando.
-Che senso ha tutto questo?-
Le feste non nasconderanno per sempre il rumore nella mia testa. Oggi ne ho avuta la prova.
-Che senso ha?-
Le lacrime cadono sulle mie cosce unite, scivolando su i miei cutie mark, che risplendono.
-CHE SENSO HA?!-
Tiro indietro la testa e con forza colpisco il muro con la fronte. Un quadro ondeggia e Gummy si gira a fissarmi, lasciando per un attimo quello stupido gomitolo, mentre io ansimo, con le spalle che tremano. Quando ho battuto la fronte sull'intonaco un flash bianco di dolore ha invaso la mia mente, cancellando tutti i miei pensieri; ora un'onda pulsante si propaga dalla mia fronte che ancora mi fa male.
Silenzio. Silenzio, ma per davvero.
Ha.. Funzionato..?
Scendo dal letto e mi guardo nello specchio della toelette, sfiorando sorpresa con uno zoccolo il grosso livido nero che si sta formando proprio sotto il ciuffo riccioluto della mia criniera. Lo tocco, e strizzo gli occhi per l'intensa fitta di dolore che si diffonde da quella macchia scura.
Nella mia testa non c'è più niente. Non c'è più niente per davvero. Sorrido appena, continuando a fissare il livido nello specchio, tenendo sollevato il ciuffo con uno zoccolo. Rido a stento.
-Ce l'ho fatta.. Ho trovato il modo-

Trotto allegra per le strade di Ponyville, fermandomi di tanto in tanto a salutare qualche pony e a fare due chiacchiere. Molti mi chiedono cosa sia quel grosso cerotto quadrato sulla mia fronte.. La scusa ufficiale è che sono caduta dalle scale, manteniamo il segreto.
-Oh cavolo, Pinkie, ma cosa diamine ti sei fatta in faccia?-
Sovrappensiero com'ero, non mi accorgo della voce di Dashie, che, svolazzante davanti a me, fissa a bocca aperta la mia fronte. Rido tranquilla, la mia solita risata.
-Oh, questo?- faccio, toccando il cerotto. -Si intona con la mia pelle, vero?-
-Non dire cretinate, Pinkie! Cosa ti è successo?-
Continua Dash, scendendo a terra con uno scalpitìo dei suoi zoccoli. Allungo il collo e tocco la sua fronte con la mia: il livido manda istantaneamente una scossa di dolore al mio cervello, mentre un brivido (di piacere?) accappona la mia pelle.
-Assolutamente niente, Dashie. Sono caduta giù dalle scale, mentre saltellavo-zompettavo nel corridoio. Ma non fa male, tranquilla, puledrina sciocchina! Ho solo un livido. Vuoi vederlo?-
-No, grazie.- Dash alza un sopracciglio, perplessa, ma poi sorride. -Mi fa piacere vedere che stai meglio. Eri davvero strana alla festa.. Più del solito, intendo.-
-Oh, sto benissimo, tranquilla!- saltello sul posto, ridendo. -È tutto ok. Non mi sentivo granchè bene, ma la caduta deve aver sistemato il mio cervello!-
Faccio una smorfia, tirando fuori la lingua e storcendo gli occhi, roteando uno zoccolo vicino la mia tempia. Io rido, e Dash ride con me, senza sapere quanta verità c'è in quella frase.

Livido sulla fronte. Scusa ufficiale: una caduta dalle scale. Due mesi fa.
Livido su una coscia. Scusa ufficiale: una sedia cadutami addosso. Un mese e tre settimane fa.
Occhio nero. Scusa ufficiale: uno sportello non visto. Un mese e dieci giorni fa.
Zoccolo destro posteriore slogato. Scusa ufficiale: una seconda caduta dalle scale (ho dovuto chiudere gli occhi per farlo, avevo paura). Un mese e cinque giorni fa.
Zoccolo destro anteriore rotto. Scusa ufficiale: un carretto non visto (invece l'avevo visto eccome). Un mese fa.
Naso rotto. Scusa ufficiale: una porta aperta all'improvviso (quella è stato un puro colpo di genio. Avevo sentito i signori Cake arrivare parlando, e mi sono messa davanti alla maniglia.. Mi ha presa in pieno). Una settimana fa.
Zoccolo destro anteriore rotto. Scusa ufficiale: il carretto di AJ mi è crollato addosso per il troppo peso, e l'osso era già debilitato (è stato davvero difficile non farmi beccare). Oggi.

-Tutto ciò è pazzesco. Se non ci fosse il tuo nome stampato qua sopra, direi che è la cartella clinica di Derpy!- esclama Rainbow Dash, riponendo la cartella al suo posto. Sorrido debolmente, e con uno zoccolo mi asciugo il sudore che mi cola lungo il viso. La frattura fa più male di quel che pensavo, i dottori hanno detto che è scomposta. Quando mi hanno mostrato la lastra il mio stomaco ha avuto un piacevole sobbalzo: il carpo si era spaccato in due, il metacarpo in tre piccoli pezzi. Hanno dovuto spostare le ossa manualmente per rimettere insieme quella che, secondo loro, era una delle fratture più gravi che avessero mai visto. Mi veniva da vomitare per il dolore, e l'ho anche fatto, ma la mia mente era così sgombra da estasiarmi. Nessun pensiero, hip hip hurrà!
-Pinkie, cosa ti sta accadendo? Di solito sembri quasi di gomma, invece in due mesi ti sei rotta più ossa di una stuntmare*!-
Esclama Dashie, accostandosi al mio letto d'ospedale. Rido debolmente.
-Sono semplicemente stata sbadata.. È un periodo sfortunato, niente più.
Forse dovrò fare un salto da Zecora, per farmi togliere il malocchio!-
Faccio, e rido. Ma la mia risata scema quando noto che non ride. È seria, maledettamente seria.
-Pinkie, che ti succede? Sono tua amica, puoi parlare con me se c'è qualche problema.-
Mi volto alla mia destra e Dashie, la mia migliore amica Dashie, al mio fianco, mi stringe uno zoccolo tra i suoi. Mi guarda coi suoi occhi rosa e mi sorride.
-Pinkie, permettimi di entrare. Condividi i tuoi pensieri con me. Che stai facendo, Pinkie? Dov'è la tua voglia di vivere, Pinkie?-
Sgrano gli occhi, stringendo il suo zoccolo come se ne andasse della mia vita.
Forse ne va veramente.
-Tu.. Tu avevi capito?-
Dash annuisce.
-Avevo dei dubbi già da un po'. Ma non ne ero sicura.. Scusami, Pinkie, se non ho agito subito.  Ma tu.. Sembravi.. Ecco, allegra come sempre. Non sapevo che pensare.-
Mi accarezza la fronte umida.
-Questo però è troppo. Hai rischiato di perdere la gamba, Pinkie. Per favore, confidati con me.
Per favore, prima che sia troppo tardi perchè io possa salvarti.-
Le lacrime scorrono sulle mie guance, mentre una sensazione nuova si spande nel mio petto come acqua calda. Le tue braccia aperte per raccogliermi dalla mia oscurità.
Puoi salvarmi, Dashie?
Puoi davvero far smettere tutto questo?
-Dashie..-
Singhiozzo, e mi asciugo le lacrime con lo zoccolo.
-D'accordo.-
Le racconto tutto. I miei pensieri neri, quella voglia pazzesca di scomparire, i miei tentativi di soffocare tutto con le feste, le menzogne dietro i miei sorrisi. E poi, quella testata contro il muro, quel livido che mi aveva dato un'illusoria sensazione di pace. La mia breve discesa verso l'inferno.
Quando racconto come mi sono procurata ogni ferita, noto che Dash sta piangendo. Rimango pietrificata. Dash mi fissa immobile, ascoltando ogni parola, mentre le lacrime le scivolano lungo le guance senza che lei le fermi.
-Dashie..- la chiamo. Non volevo farti piangere..
-Continua, ti prego- fa lei, in un sussurro strozzato. Caccia via le lacrime con un gesto rapido dei suoi zoccoli. -Non interromperti. Voglio sapere tutto.-
-Dashie..-
Ci risiamo. Di nuovo. Quella sensazione, quell'aria pesante, quell'immagine nella mente. Voglio scomparire. Sta soffrendo per colpa mia.
Se solo scomparissi..
In quel momento, le caldissime, bollenti braccia di Dash avvolgono le mie spalle, stringendomi. Sgrano gli occhi sorpresa, mentre lei mi accarezza i capelli rosa sulla nuca. I suoi ciuffi arcobaleno mi solleticano il viso, e una calda onda si diffonde sulla mia pelle, facendomi sentire così protetta.
-Non ci pensare. Non farti trascinare giù. Aggrappati a me- sussurra al mio orecchio, mentre sento il suo cuore battere tranquillo, vicino al mio.
-Come l'hai capito?- domando io, sorpresa.
-Non lo so.. Ho solo sentito che ti stavi spegnendo di nuovo.- Risponde lei. La stringo forte a me, respirando pesantemente per non piangere di nuovo.
Dashie.. Puoi davvero salvarmi.

-Pinkie!-
Mi affaccio alla finestra, ridendo. Dash fa un volteggio nell'aria, e si avvicina al mio balcone con un battito delle sue ali azzurre.
-Che facciamo oggi? Ti va di fare qualche scherzo? Mi è appena arrivato un nuovo barattolo col serpente a molla!-
Mi allunga un barattolo con l'etichetta "Fruit Candies", lo apro e un serpente di gomma verde salta fuori, cadendo per terra. Scoppio a ridere, mentre Gummy, al mio fianco, ne approfitta per mordicchiare un po' quel giocattolo.
-È super-duper-fantastico! Salta così bene che pare vero! Oh-oh! So con chi possiamo usarlo! Con Cherilee! Lei adooora le caramelle, non resisterà alla tentazione di aprirlo!-
Dash annuisce e sorride, guardandomi con i suoi occhi rosa e avvicinandosi a me.
-È fantastico che tu sia tornata la Pinkie di sempre.-
Ridacchio e faccio per rispondere ma Dash, rapidissima, mi schiocca un bacio sulla guancia che mi lascia di sasso.
-Ti aspetto giù!- Fa, prendendo il suo barattolo e volando via. Io cado seduta per terra, e guardo Gummy, che sbatte le palpebre e sgambetta via. Sorrido.
-Già, ed è grazie a te, Dashie.-
Mi accarezzo la guancia ed entro nella mia camera, guardando il calendario.
Tre mesi fa, ho tirato una testata contro il muro.
Due mesi fa, finivo in ospedale per la quarta volta.
Un mese fa, sono stata ricoverata per una frattura scomposta che mi ha lasciata leggermente zoppa.
Due giorni prima di quel ricovero, avevo segnato una data sul calendario. Avevo pianificato l'evento più importante della mia vita.
Su quel calendario, a tre settimane fa, avevo segnato il giorno in cui sarei volata giù dalla finestra.
Prendo con la bocca una gomma dal cassetto del comodino e cancello quel segno sul calendario, ributtando poi la gomma nel cassetto e trotto verso la porta, lasciandomi il calendario alle spalle.
Tanto, anche se volassi giù dalla finestra ci sarebbe Dashie lì a prendermi, con le sue meravigliose braccia azzurre.
Dashie, il rumore più bello che potesse riempire il mio silenzio.

Fin

*Stuntmare = stuntman.. un gioco di parole migliore proprio non mi è venuto XD

mercoledì 11 aprile 2012

The Chronicles of Moon and Stars - Chevanoir's Memories [Chapter One: First Contact]

-Un'unicorno uguale a me..-
Twilight guardò Applejack con una palpebra che le ballava in un tic, mentre le altre si scambiavano sguardi perplessi.
-Ma non.. Non è possibile..-
-Oooh, Twilight, hai appreso l'incantesimo della clonazione?! Perchè non ce l'hai detto?!-
-PERCHÈ NON HO APPRESO NIENTE DEL GENERE, PINKIE!- Esclamò l'unicorno, rivolgendosi subito dopo ad Applejack.
-Applejack, potresti mostrarmi dove hai incontrato quell'unicorno e dove ti hanno colpita?- Chiese Twilight: Applejack annuì, scendendo dal letto e in gruppo uscirono dalla stanza, firmando al banco accettazione e filando via come fulmini, arrivando al mercato in pochi secondi.
-Ecco, l'ho vista davanti a quella bancarella.-
Disse la bionda, indicando un chioschetto che vendeva carote e sedani. Twilight si massaggiò il mento con lo zoccolo, pensierosa.
-Ok, prossima tappa.-
Si incamminarono, e Applejack si stava guardando intorno per riconoscere la strada quando ad un tratto lanciò uno strillo:
-Eccola!-
Indicò alla sua destra e lì, avvolta nel mantello grigio, c'era l'unicorno che somigliava a Twilight. Questa, sentendo l'urlo, si voltò e riconobbe Applejack; presa dal panico, si diede nuovamente alla fuga.
-Fermati!-
Gridò Twilight, mentre tutte e sei si lanciavano all'inseguimento, attraversando nuovamente il mercato; corsero per qualche metro, schivando pony e carretti, tavolini e banchi, finchè Rainbow Dash esclamò
-Ci penso io!-
Schizzando velocissima nell'aria, inseguendo la pony che, in quanto a velocità, non era da meno. Volò a pochi metri d'altezza, scansando le case e i tetti, tenendo gli occhi rosa puntati sull'unicorno; poi si lanciò in picchiata e atterrò davanti a lei, tagliandole la strada. L'unicorno trasalì e si voltò per cambiare direzione, ma alle sue spalle erano già arrivate le altre pony. E così indietreggiò, mentre loro avanzavano; Twilight riuscì appena a dire
-Chi sei? Non vogliamo farti del male.-
Che la pony chiuse gli occhi, concentrando la magia nel suo corno,e con un "pop" sonoro svanì nel nulla.

-Non sono nemmeno riuscita a vederla in faccia!-
Era sera e Twilight Sparkle stava mettendo sottosopra la biblioteca, cercando un libro utile a scoprire l'identità della misteriosa puledra. In realtà non sapeva nemmeno lei cosa cercare, lo faceva più per sfogare la tensione che per utilità vera e propria.
-Non troverò niente qui, a meno che non ci sia un "Manuale sulle Sosia di Twilight Sparkle"..-
-Provo a cercare sotto la lettera M?-
Domandò Spike, indicando la libreria. Twilight roteò gli occhi, avvicinandosi poi alla finestra per osservare il cielo.
-Dovrei avvisare la Principessa? O mi sto solo preoccupando per nulla?-
Sospirò e abbassò lo sguardo; Spike balzò giù dallo sgabello su cui sedeva, indicando una finestra.
-Guarda, Twilight! C'è qualcuno fuori!-
La mora alzò la testa di scatto e guardò fuori, nella direzione indicata da Spike. Era vero: fuori dalla biblioteca c'era la pony incappucciata che avevano inseguito quella mattina, che osservava il piano superiore della casa. Twilight si avvicinò piano alla porta, aprendola e uscendo silenziosamente. Nonostante tutta la prudenza, un rametto secco scricchiolò sotto i suoi zoccoli e la pony incappucciata trasalì, preparandosi a correre.
-Ti prego, non fuggire!-
Esclamò Twilight, tendendo una zampa verso di lei. La sconosciuta unicorno la fissò intimorita.
-Non voglio farti del male. Voglio solo sapere chi sei, e perchè avete picchiato la mia amica Applejack.-
La puledra indietreggiò, quando il suo stomaco brontolò in maniera talmente rumorosa che sembrava non avesse mangiato per mesi.
Twilight sorrise.
-Magari davanti ad un'insalata di margherite?-
Si voltò e si accostò alla porta, invitandola ad entrare: l'unicorno, a testa china, si avvicinò ed entrò nella biblioteca. Con la punta del corno, delicatamente, la sconosciuta spinse la porta alle sue spalle, guardandosi successivamente intorno.
-Io mi chiamo Twilight Sparkle, e tu saresti..-
-Aw, ma tu sei un draghetto? Quanto sei carino! Hai le guancine morbide morbideeee..-
Una vocetta nasale risuonò alla spalle di Twilight: la voce della pony incappucciata. Twilight sorrise e si avvicinò alla pony, che la guardò sorridendo imbarazzata.
-Scusami, è il caso che mi presenti.-
Si abbassò il cappuccio, mostrando finalmente il suo volto, e Twilight trasalì.
-Ma tu.. Tu mi somigli..-
Aveva la pelle rosa, grandi occhi azzurri e una lunghissima criniera nera striata di rosa, con la frangia.
-.. PER NIENTE.-
-Dovrei?- Domandò la pony, guardandola perplessa. Twilight sospirò e scosse la testa.
-No, non preoccuparti. Il mio nome è Twilight Sparkle.- Disse, tendendole lo zoccolo. La sconosciuta sorrise e lo strinse.
-Il mio nome è Pearl Moon.-

-E quindi.. Da dove vieni, Pearl? Oh, posso chiamarti Pearl?-
La mora annuì, mentre Twilight posava una ciotola di insalata di margherite davanti al suo muso. Pearl prese un grosso morso dall'insalata, masticando affamata, e deglutì prima di rispondere.
-Vengo da un posto molto lontano. Ho viaggiato per tutta Equestria, e spero che Ponyville sia la nostra ultima tappa.-
Affondò nuovamente il muso nella ciotola, riempiendo il suo stomaco vuoto velocemente. Twilight le mise davanti una tazza di tè fumante.
-Wow. Con chi hai viaggiato?-
Domandò, curiosa. Pearl smise per un attimo di mangiare, sgranando prima gli occhi e poi ridacchiando nervosamente.
-Con, ehm, mia sorella. È un tipo un po', ehm, irruento.- Chinò il capo. -Mi dispiace tantissimo per il calcio che ha dato alla tua amica..-
Twilight posò uno zoccolo su quello della mora.
-Scuse accettate.- Sorrise, poi posò il mento sugli zoccoli, guardandola interessata. -Ma dimmi, da dove venite precisamente?-
Pearl aprì la bocca per rispondere, ma proprio il quel momento il suo corno mandò un bagliore, e lei scattò.
-È lei! Mia sorella mi sta cercando!-
Afferrò il suo mantello grigio, allacciandoselo velocemente.
-Ti sono molto grata per la tua ospitalità, ma ora devo andare, o saranno guai!- Aprì la porta, ma rimase un attimo bloccata, fissando il pavimento pensierosa, poi si voltò verso Twilight e le disse, con voce bassa:
-Noi veniamo da Crystallance.-
Si alzò il cappuccio, e la salutò con un cenno del capo.
-A presto, Twilight.-
E scomparve nella notte, prima che Twilight potesse fermarla.

-Ma sei diventata matta, Twilight?-
Esclamò Rainbow Dash, svolazzando attorno all'amica. Si erano riunite il mattino dopo nella biblioteca della unicorno, e lei aveva raccontato loro tutto quel che era successo la notte prima, mentre continuava a sfogliare un libro dopo l'altro.
-Avresti dovuto chiamarci! O per lo meno chiamare ME. Se avesse cercato di farti del male l'avrei sistemata io, con un bel calcione sul loro brutto muso!-
-Ma non l'ha fatto, Rainbow. Era solo affamata e forse l'abbiamo spaventata. Si è persino scusata per il calcio ad AJ.-
Rispose Twilight, con gli occhi incollati sulle pagine dei libri che lei faceva passare velocemente sotto il suo muso. Applejack grattò il pavimento con uno zoccolo.
-Lei si è scusata, ma la sorella? Non sappiamo che intenzioni abbia. Non so se sia proprio il caso di fidarsi.-
-Ok, non fidatevi di lei, ma fidatevi di ME. Vi dico che Pearl non è pericolosa. Adesso devo solo scoprire dove ho già sentito il nome di quella città.-
Disse Twilight, scorrendo con lo zoccolo l'indice dell'ennesimo libro. Le librerie della biblioteca erano svuotate, e Spike si dava da fare per rimettere i libri a posto man mano che la pony finiva di sfogliarli.
-Ah-a!-
Esclamò l'unicorno. Le amiche si avvicinarono curiose, circondando lei e il leggio su cui era posato un enorme tomo dalla copertina nera.
-"Crystallance: capitale del regno di Chevanoir, meravigliosa città circondata dalle Crystarose Mountains. Popolazione: 2 milioni di pony. 80% unicorni, 10% pegasi, 10% earth pony. La città è famosa per la sua grande produzione di gioielli di qualsiasi fattura e valore; i gioielli della Corona di Equestria provengono da questa città.
Di notte la città risplende riflettendo la luna e le stelle, grazie ai suoi palazzi riccamente decorati d'oro e argento.
Il Palazzo Reale si trova al centro della città, che ha una forma a diamante; ad ogni angolo esterno del perimetro cittadino, come torri di guardia, sorgono alti cristalli magici affusolati, che danno nome alla città. La magia di questi cristalli protegge la città dagli attacchi esterni.
La principessa reggente è Princess Briolette.." blablabla.. ".. Per la storia della città, consultare il tomo B56 della "Storia del Mondo Aggiornata"."-
Twilight chiuse il tomo, voltò la testa e strillò
-SPIKE, TOMO B56 DELLA STORIA DEL MONDO AGGIORNATA, SBRIGATI!-
-Agli ordini!- scattò il draghetto, scorrendo velocissimo gli scaffali con la scala, ma senza trovare il volume richiesto.
-Non c'è, Twilight.- fece Spike, con una faccia perplessa, grattandosi la testolina spinosa.
-Come non c'è? Dobbiamo trovarlo!- Twilight si lanciò verso i libri, lanciandoli nella furia della ricerca.
-Ma perchè tutta questa fretta, Twi?-
Domandò Rarity, seguendo con lo sguardo il povero Spike che correva da una parte all'altra della libreria cercando il volume.
-Ho detto di aver già sentito quella città, no?- rispose, lanciando alle sue spalle un volume di "Storia della cucina"-Beh, non ricordo precisamente tutta la storia, ma non mi pare fosse qualcosa di piacevole.-
-Ehm, Twilight?-
-Ragazze, datemi una mano per favore! Cosa c'è Fluttershy?-
Rispose la pony, senza guardare la compagna, completamente immersa dai libri.
-Ehm, ecco.. Il tomo B56 non è quello lì?-
Disse la pegaso, indicando un libro che faceva da appoggio ad un armadietto basso.
-Si, è lui!-
Lo prese da sotto l'armadietto con la sua magia, ma appena il libro mancò, il mobile si schiantò a terra, cadendo in avanti, con un sinistro rumore di cocci rotti.
-Il servizio da tè..- piagnucolò Spike, privo di forze per lagnarsi davvero.
-Crystallance, Crystallance, Cry, Cry, Cry.. ECCOLO!- il gruppo le si avvicinò di nuovo, prestando la massima attenzione.
-"Crystallance: capitale del regno di Chevanoir. Sin dalla sua fondazione, la città è vissuta nella pace più totale. Unicorni, pegasi e earth pony hanno vissuto l'uno al fianco dell'altro, in armonia, lavorando nell'estrazione e lavorazione delle pietre preziose presenti nelle Crystarose Mountains.
Ma un giorno.."-
Un urlo interruppe la lettura del libro. Quell'urlo fu seguito da un altro, poi da un altro ancora. E dopo alcune urla, fu il silenzio.
-Cosa diamine..- iniziò Applejack. -..sta succedendo?!- finì Rainbow Dash.
-Non lo so, ma se rimaniamo qui non lo sapremo mai. Andiamo!-
Esclamò Twilight. Le altre annuirono, e corsero fuori dalla biblioteca.


Fine Capitolo Primo

giovedì 5 aprile 2012

The Chronicles of Moon and Stars - Chevanoir's Memories. [Prologue]

"C'era una volta, in un posto molto lontano, un magico regno chiamato Equestria, governato dalla saggia Principessa Celestia.
In questo luogo meraviglioso vivevano sei giovani pony che, grazie allo speciale legame d'amicizia che le univa, avevano salvato più d'una volta quel regno dalla rovina.
Ma c'era un altro regno confinante con Equestria, dove il potere della Principessa Celestia non poteva arrivare: era il regno di Chevanoir.
Un tempo, prima che Night Mare Moon fosse sigillata nella Luna, Chevanoir era un regno pacifico e fertile, ricco di foreste rigogliose e grandi città popolati da pony di ogni specie, ed era governato anch'esso da una principessa. Ma un giorno, la principessa scomparve e una catastrofe si abbattè sul suo regno: i suoi abitanti vennero avvolti dalle Tenebre e in esse scomparvero uno alla volta.
Da allora, nulla si seppe più su quel regno."


-Non riesco a crederci di aver perso contro Applebloom.-
Sospirò una giovane pony dalla criniera bionda, coperta da un cappello da cowboy. Dal suo dorso pendevano due pesanti borse della spesa, colme di barattoli di vetro nuovi di zecca e buste di zucchero, qualche tegame e persino un mestolo di legno.
-A morra cinese, per di più. Beh, almeno non era zoccolo di ferro..-
La pony, chiamata Applejack, alzò per un attimo lo sguardo verde da terra, voltandosi alla sua destra per osservare il prossimo chioschetto del mercato cittadino; in quel momento, notò qualcuno a pochi metri da lei, coperta da un mantello grigio scuro e dalla coda lunghissima. Riconobbe quella coda bicolore, scura e rosa, e un sorriso si delineò sul suo muso.
-Yo, Twilight!-
Nonostante l'avesse chiamata, la pony incappucciata non si girò, e continuò per la sua strada, con un andamento tranquillo. Applejack le corse dietro, pensando che non l'avesse sentita, e le battè piano uno zoccolo sul fianco, per richiamare la sua attenzione.
-Hey, Twilight!-
La pony si voltò, e Applejack fece appena in tempo a notare la sua frangia rosa e nera e il corno che spuntava dal cappuccio che la pony cacciò un piccolo strillo, scappando via al galoppo, più veloce che potè.
La biondina rimase qualche secondo di sasso; poi si lanciò all'inseguimento, urlando il nome dell'amica.
-Twilight! Non scappare!-
Corsero per tutta Ponyville, passando attraverso il mercato e superandolo, galopparono per strade e stradine, oltre la Piazza e lo Sugarcube Corner; ad un certo punto, Twilight imboccò un vicolo nascosto, e scomparve dalla vista di Applejack. La pony rallentò il passo, entrando anche lei nel vicolo, confusa per il comportamento della mora; si voltò attorno, cercandola con lo sguardo, quando sentì un leggero colpetto alle spalle.
Si girò e un potente colpo di zoccoli si abbattè sul suo muso, facendola volare per un paio di metri, e cadde a terra stordita tra il fracasso dei barattoli infranti e dei cocci.
La sua vista si fece confusa, e riuscì appena intravedere una giovane unicorno dal manto azzurro spento e la criniera nera e blu, vestita di un mantello grigio scuro, e nascosta dietro di lei Twilight.
Entrambe le unicorno la fissarono per qualche secondo; poi i suoi occhi si annebbiarono del tutto e lei perse i sensi.

-Applejack? Applejack? APPLEJACK!-
-Uhm, non penso che sia carino urlarle nelle orecchie..-
-Oh!Oh! So io cosa dobbiamo fare! Se porto qua latte e dolcetti appena sfornati si sveglia sicuramente!-
-..Pinkie, cosa ti fa pensare che dei dolcetti possano rianimare un pony svenuto?-
-Non lo so, ma io di sicuro senza di loro la mattina non mi sveglio!-
-Guardate, si sta riprendendo!-
Applejack sbattè un paio di volte le palpebre, abituando i suoi occhi verde chiaro alla luce che entrava dalla finestra. Le sembrava di aver dormito per giorni, si sentiva la testa intorpidita e ci mise qualche secondo a mettere a fuoco quel che vedeva.
-D..Dove sono..?-
-Sei in ospedale, cara Applejack. Come stai?-
Una pony bianca dalla criniera viola e boccoluta, Rarity, le carezzava una zampa tenendola tra le sue. Applejack voltò la testa alla sua sinistra, trovando al suo fianco le sue amiche Pinkie Pie, Rainbow Dash, Fluttershy, e..
Twilight Sparkle.
-Tu!-
Gridò Applejack, togliendo il cuscino dietro la propria nuca e tirandolo sul muso della pony, tra lo stupore delle altre.
-Perchè cavolo sei scappata?! E chi cavolo era quella unicorno con te?! PERCHÈ NON MI HAI AIUTATA?!-
-Applejack, calmati!-
Esclamò Rarity, fermandola per le spalle prima che si avventasse contro la loro amica. -Ma che stai dicendo?-
Twilight si avvicinò al letto, posando il cuscino ai piedi di esso, guardandola perplessa -Applejack, io non so di che stai parlando.-
-Tu eri al mercato, sei scappata, ti ho seguita e una stupida unicorno dalla criniera nera mi ha dato un calcio sul muso! E tu eri con lei!-
Fluttershy si avvicinò a testa bassa a Applejack, guardandola intimorita da quello sfogo di rabbia.
-Ehm, Applejack..?-
-Cosa vuoi?!- esclamò la bionda, con i nervi a fior di pelle. Fluttershy squittì e si abbassò ulteriormente, spaventata.
-Ecco.. Non.. Non puoi aver inseguito Twilight..-
-Certo che era lei! Aveva la criniera bicolore, la frangia e tutto il resto!- Gridò ancora, facendo tremare la pegaso dalla criniera rosa. Fluttershy infilò il muso sotto l'ala, e dalla sportina sul suo dorso prese un libro che posò sulla coperta del letto.
-Ehm, ecco.. Twilight ha.. Passato la mattina con me.. Per trovare questo libro.. E perciò.. Ecco..-
Indietreggiò e si nascose dietro Rainbow Dash, facendo spuntare solo il muso per vedere la sua reazione.
Applejack lesse il titolo del libro, "Alimentazione e cura delle testuggini Corallo". Guardò Twilight, poi Fluttershy.
-È vero?-
La pegaso annuì. Applejack sbuffò e si rilassò, affondando la faccia nel materasso.
-Ma allora quella pony chi cavolo era?- mormorò, alzando dopo la testa per guardare Twilight.
-Scusami.. È che..-
Twilight sorrise e posò uno zoccolo su quello di Applejack. -Tranquilla, non preoccuparti. Piuttosto, raccontaci per bene quel che è successo..-

Fine Prologo

N.d.A. : Non ho saputo resistere. Questo è il prologo, il primo capitolo verrà pubblicato dopo l'esito del CMC Hasbro Contest.
Dopo, ogni capitolo verrà pubblicato con scadenza settimanale, ogni martedì.
Attendo pareri e critiche, grazie per la lettura!

giovedì 26 gennaio 2012

#1

Detesto questo senso di inquietudine. Ho tre libri sul materasso, mi mordo le mani, tossisco, voglio fumare ma non mi azzardo ad alzarmi. Sfoglio Villon, scorro i suoi versi con incuranza: "Fratelli umani che ancora vivete, non abbiate per noi indurito cuore.." sì, certo, certo. Chiudo il libro, lo poso sulle Operette Morali, mi giro sul fianco e chiudo gli occhi. Mi rigiro. Cristo, ma che diamine ho?
Mi metto seduto. Mi passo una mano tra i capelli. È come se avessi un filo di elettricità che mi percorre le vene. Non riesco a rilassarmi. Va bene, facciamoci questa sigaretta.
Scalcio le coperte, scendo dal letto percorrendo il parquet freddo a piedi nudi. Prendo le sigarette, l'accendino, ed esco sul balcone. L'aria fredda della notte scura mi congela instantaneamente la pelle delle braccia, indurendola come ghiaccio. Mi appoggio all'inferriata e guardo in alto. Le luci dei lampioni e dei palazzi nascondono le stelle, le rendono invisibili e io mi trovo a fissare il nulla. Serro la mascella per il freddo. Ma questo nervosismo non va via, nemmeno il vento riesce a cancellarlo.
Insomma, non so come dirtelo: torna.
Non andar via dai miei pensieri, apri la porta della mia testa e torna. Smettila di far quello che vuoi. Tu e le tue frasuccie inutili. Semplicemente non ti andavo bene più. Semplicemente non bastavo più.
Avrei preferito che l'avessi detto chiaro e tondo che non poteva continuare. Che era una storia destinata a non essere finita; ora non so più che fare. Cosa m'è rimasto? Nulla. Non so fare nient'altro. Eri l'unica cosa che avessi.
Posso cercarti quanto voglio, posso distrarmi quanto posso..
Le mie illusioni sono crollate, insieme a tutti i progetti per il futuro.

... Ma tu apri quella porta, e ritorni.
Torni qui, per farmi sentire bene, per farmi sentire completo, perfetto. Ti abbraccio come la più importante delle amanti, sento il tuo calore cancellare il vuoto di questa notte. Mi abbandoni ogni volta che ti cerco, per tornare quando ho più bisogno. Non mi hai mai lasciato, sei solo uscita per poi tornare, vero?
Non mi arrendo, mi fai sentire bene.
Sei tutto quello che amo, sei tutto quello che adoro, sei tutto quello che mi fa sentire che questa vita è degna di essere vissuta.
Sei il mio sorriso e la mia forza. Sorridi anche tu, e piano conduci la mia mano per comporre nuove parole, nuove storie, nuove idee. La carta si colma dell'inchiostro, le pagine scorrono e l'inquietudine è sparita. Ho dimenticato la rabbia, l'angoscia e lo sconforto. Ti parlo e tu ridi, mentre la penna scivola. Adesso capisci che non posso continuare senza te? Annuisci. In fondo è tutto merito tuo. Insomma, rimetti insieme i miei pezzi costruendo ogni volta qualcosa di nuovo. Qualcosa che valga la pena di essere raccontato.
Chiudo il taccuino e tu mi osservi seduta sul mio letto. Mi avvicino a te e ti bacio le mani quasi con adorazione, la mia dea. Con un gesto del tuo braccio affusolato mi indichi le coperte e il cuscino morbido, dici che devo dormire? Ma domani mattina ci sarai ancora? Non andrai via di nuovo?
Ridi. Per te è tutto divertente, anche una tragedia. È tutto un gioco. Ci sarai ancora? Annuisci. Lo spero.
Mi infilo sotto le coperte, il mio corpo si intorpidisce e ti guardo prima di scivolare nel sonno. Se andrai ancora via, come farò ad andare avanti?
"Tornerò sempre, come ogni volta: torno sempre da chi mi desidera."
Chiudo gli occhi sereno.
Buonanotte, Ispirazione.